GRANDE E’ LA CONFUSIONE SOTTO IL CIELO

Purtroppo avrei voluto usare la seconda parte di questa nota massima di Mao Tse Tung (lo so, lo so, ora è più accettata la grafia Zedong, ma abbiate pazienza, non mi potete cambiare di sotto i nomi delle cose come se nulla fosse, sono ancora preda di un retaggio nominalistico medievale e Beijing, diciamocelo, come nome è tristissimo), ma un altro blogger, Leonardo, l’ha usata prima di me e quindi mi devo rassegnare.

Dopo un giorno di incredulità, di rabbia e di vera e propria perplessità, sono arrivato a considerare i risultati di queste elezioni non l’assurda e inspiegabile (oddio, inspiegabile, parliamone, diciamo che se per un anno sostieni un governo tendenzialmente neoliberista e che fa cose che non sono quelle che tu vorresti fare, colpisce in ogni modo i tuoi elettori e soprattutto segue principi di politica economica che sono l’opposto di quelli che vorresti fossero adottati, che una parte consistente dei tuoi elettori ti bastoni non è esattamente un fulmine a ciel sereno, anche se abbiamo cercato per mesi di raccontarci il contrario, basandoci su sondaggi che, a questo punto, appaiono essere stati largamente inaffidabili) tragedia politica che mi erano parsi in un primo momento, ma una incredibile opportunità.

So che questa affermazione potrà lasciare perplessi molti, soprattutto tra quelli che hanno fatto la mia stessa scelta di voto.

Certo, avrei preferito anche io una maggioranza di Italia Bene Comune che fosse in grado di governare autonomamente, ma così non è stato e ripensando a come è stata fatta la campagna elettorale, ma soprattutto a quali sono state le scelte del PD di un anno fa, quando alcuni come noi e alcuni nel partito, come Fassina, proponevano di andare subito ad elezioni dopo le dimissioni di Berlusconi, contro una gran parte del partito che ha preferito, come al solito, la sindrome del primo della classe e la solita, inutile, rincorsa al centro e una spasmodica ricerca di patente di affidabilità post-comunista, probabilmente ce lo siamo abbastanza meritato.

Esaminiamo invece la situazione come, ad oggi, ci si presenta: il PD ha vinto (di strettissima misura e solo grazie al voto degli italiani all’estero), ma non ha una maggioranza al Senato e alla Camera la maggioranza assoluta è garantita solo da un ridicolo e insensato premio di maggioranza garantito dal Porcellum. Se un governo deve essere, può essere solo un governo di coalizione o un governo di minoranza con un appoggio esterno.

Le possibilità, come sappiamo sono poche: essendo ininfluente il numero di senatori di Monti, l’unico modo per raggiungere una maggioranza è accordarsi col Movimento 5 Stelle o col PdL.

E’ ora però che si aprono degli scenari interessanti: se il Movimento 5 Stelle (secondo partito alla Camera, di pochissimo) è qualcosa di diverso da un semplice movimento di protesta, senza costrutto, senza la voglia di FARE realmente le riforme che propone (quantomeno le più importanti e condivisibili), è ora che deve essere sfidato a dimostrarlo. Paradossalmente, il PD si trova in una situazione incredibilmente favorevole. Può dire: noi siamo disponibili a fare queste cose: legge sul conflitto di interessi, legge anticorruzione, riforma elettorale e una parte consistente delle proposte del programma m5s condivisibili anche da noi (e ce ne sono, senza scomodare il referendum per l’uscita dall’Euro o il salario di cittadinanza, che, vivaddio, io in quanto elettore del PD sarei felicissimo di poter fare, se qualcuno mi spiegasse esattamente come andrebbe finanziato). Questa è la nostra proposta. A voi il boccino. Che volete fare?

L’impressione, parlando in rete con esponenti del movimento e discutendo qua e là, è che in realtà i grillini siano terrorizzati, che non è per niente facile aver gridato VAFFANCULO fino a cinque minuti prima e ritrovarsi ad avere in mano le chiavi del governo del paese. E’ un florilegio di: “avete vinto voi, adesso siete voi a dover governare” o di: “Tanto farete l’inciucio col PdL e il movimento andrà al 40%!” che suona come un palese auspicio, perché non è mai bello sentir tremare le proprie fondamenta ideologiche, per quanto semplici e incontrovertibili esse potessero apparire fino a poco prima.

Se il m5s si dimostrerà una forza di governo, oltre che di lotta, allora esiste la base per un’intesa, la possibilità di sfruttare una situazione che difficilmente si ripresenterà, per fare un po’ di cose importanti, di cose che faranno bene al paese, ma soprattutto di cose che non si è riusciti a fare per un ventennio, stretti tra l’essere minoranza in Parlamento, la paura di sembrare “estremisti”, il doversi misurare in equilibrismi interni tra le componenti cattoliche, quelle socialdemocratiche, quelle liberaldemocratiche che tra veti incrociati e sospetti reciproci hanno bloccato ogni vera e radicale azione di governo anche quelle poche volte che le elezioni le abbiamo vinte sul serio.

Se invece il m5s si dimostrerà incapace di passare dalla protesta alla costruzione di qualcosa, allora si dovrà andare ad elezioni. Di nuovo. E, io spero, gli italiani si renderanno conto di chi sia la colpa. Ma anche se così non fosse, non è una tragedia. Rimarremo fermi al palo, non importa, ne approfitteremo per fare pulizia in casa nostra, per ricostruire un partito che ormai è evidentemente nella chiara e stringente necessità di essere rinnovato, prima che nelle idee, nelle sue componenti. Nella sua dirigenza. Nel suo modo di interpretare l’azione politica. 

E’ il momento di rimboccarsi le maniche, di cominciare a fare politica in prima persona, di ricostruire dalle fondamenta questo partito, di renderlo più compatto, spregiudicato, di dimenticare le paure che ci hanno accompagnato per un ventennio e finalmente, si spera, di vincere.

No, l’eventuale accordo di governo col PdL non è un’opzione, cari D’Alema, Veltroni e renziani, è solo il modo per essere certi che questo partito non si riprenderà mai più dalle sue ossessioni (né alle urne). E non mi si venga a parlare dello spread. E’ grazie a questo fantasma che si aggira per l’Europa che abbiamo accettato di apparire alla nazione come l’esattore fiscale di un governo espressione dei veri poteri forti (se mai ce ne sono stati), dei Montezemolo, dell’intellighenzia finanziaria, dei tecnici neoliberisti che hanno sempre le stesse ricette, che non portano mai a risultati apprezzabili, se non, sempre, per pochi. E un anno di sacrifici e di salasso del ceto medio basso, dei dipendenti, dei soliti noti, in termini di costo del debito verrà probabilmente bruciato nel giro di un mese a colpi di dichiarazioni su referendum anticostituzionali per uscire dall’Euro. Ne valeva la pena? Io penso proprio di no.

P.S.

Dato che i minus habens paiono abbondare, di questi tempi: no, non mi paga il PD lo stipendio, non lavoro per il PD e non ho neppure la tessera del partito (ma ora e solo ora ho deciso che la farò), non ci guadagno niente. Spero solo che possa guadagnarne qualcosa questo paese e, in ultima analisi, tutti noi.

 

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5 risposte a “GRANDE E’ LA CONFUSIONE SOTTO IL CIELO

  1. Ma ti ricordi in che condizioni eravamo quando cadde il governo Berlusconi per mano di Napolitano? Fare le elezioni allora (con relativa campagna elettorale) significava dare il colpo di grazia al paese. All’epoca la pensavo diversamente, adesso ho cambiato idea. Secondo me da un lato l’assunzione di responsabilità in questo paese non paga MAI a livello elettorale, dall’altro il PD si è dimostrato pavido nel non richiedere un taglio delle spese della politica. Questo è stato letto come protezione dei propri interessi da buona parte dell’elettorato.
    Concordo pienamente con te che il movimento 5 stelle non era affatto preparato a un risultato del genere, Non mi sembtra il caso onestamente, di perdere ora la dignità andando a mendicare attenzione ( manco queste elezioni le avessimo perse) a gente che dimostra a ogni piè sospinto di non conoscere nemmeno l’ABC della costituzione. Spero in un esecutivo fatto SOLO per cambiare la legge elettorale e che si vada a votare di nuovo. Purtroppo con un candidato premier del PD diverso.

    • Come ho scritto, io sono come allora e più di allora convinto che si dovesse votare un anno fa, proprio perché la responsabilità (ma anche lo snaturamento delle proprie idee) non paga. Due mesi di spread ballerino sarebbeto stati ampiamente ricompensati dai benefici di cinque anni di governo stabile. E guarda come siamo messi ora.

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