DOUBLE FEATURE PICTURE SHOW (1)

Questo fine settimana si andrà a votare (ok, si tratta di domenica e lunedì, non è esattamente il weekend ma confido che ci siamo capiti) e qui in Lombardia il voto sarà doppio. Si voterà per le elezioni politiche e per la regione.

Non penso di dover spiegare perché questa sia un’occasione unica. Un’occasione, per una volta, di fronte alle difficoltà del centrodestra (difficoltà che, nonostante tutto, gli permettono di essere la seconda coalizione, con rischio non ancora scongiurato di rimonta) di mettere il centrosinistra al governo di questo benedetto (no pun intended, amico Vaticano) paese.

E un’occasione ancora più rara: mettere una persona di valore come Umberto Ambrosoli a capo di una regione distrutta dagli scandali e da diciotto anni di Formigoni e di egemonia di Comunione e Liberazione. Diciotto anni, neppure la buona condotta hanno voluto darci, chissà, forse perché non ce la meritavamo.

Noterete che nel caso di Umberto non ho parlato di sinistra. Non l’ho fatto volutamente, perché, parlando di Ambrosoli, che egli sia di sinistra (cosa che neppure so se sia vera ad oggi) o che sia lo schieramento di centrosinistra a sostenerlo, per una volta non conta neppure per me. Conta che, per la prima volta da che io mi ricordi, potremo avere al governo della regione più importante d’Italia, in termini economici, qualcuno di cui fidarci, qualcuno che sia onesto e che valga il voto che esprimeremo per eleggerlo.

Conosco Umberto dai tempi del liceo. Facevamo politica insieme. Per una raggiante stagione (almeno nella mia memoria, abbiate pietà, ormai ho un’età e un minimo sindacale di nostalgia mi è permessa) che durò un paio di anni, Iniziativa Laica, la nostra lista al liceo classico Alessandro Manzoni di Milano, sbaragliò la concorrenza di FGCI e CL. Una cosa obiettivamente non comune a quei tempi e che catapultò me e Betò (questo il soprannome di Umberto, che credo usi ancora oggi) in consiglio di istituto.

La quota accettabile di nostalgia di cui sopra credo sia terminata anche per me, ma l’amarcord era per dire che ho conosciuto Umberto molto bene e l’ho conosciuto facendo politica.

Eravamo giovani, esaltati, idealisti, probabilmente anche un po’ stupidi, non lo fossimo stati, dopotutto, a quell’età, sarebbe stato preoccupante, però quell’esperienza mi ha permesso di sapere che tipo di persona sia Umberto Ambrosoli e credetemi, se c’è una cosa che ho capito in tutti questi anni è che la natura di una persona, la sua più riconoscibile essenza, difficilmente cambia con l’età. Si può diventare più cinici, più smaliziati, più disincantati, ma difficilmente si diventerà qualcosa di profondamente diverso da ciò che si è stati. 

Non mi dilungherò su quale sia stato in seguito l’impegno di Umberto nella sua professione di avvocato o nel girare le scuole per anni per parlare di cultura della legalità, sono cose che potete venire a sapere leggendo una qualunque biografia online o un qualunque articolo di giornale. Non mi sembra neppure dirimente ricordare di chi Umberto sia figlio. Sono più interessato a parlare di Umberto, della persona che è e della persona che ho conosciuto, che prescinde da tutto questo.

Umberto l’ho conosciuto, ho fatto con lui assemblee, discussioni, riunioni, picchetti e consigli di istituto, ho discusso con lui di politica e organizzato con lui le nostre piccole ma impegnative campagne elettorali, so chi è.

Ed è una persona degna di essere eletta a governare la Lombardia. Non solo in confronto a quelli che sono i suoi oppositori, ma in primis per la persona che è. Altri potranno apprezzare lo schieramento che lo sostiene, la sua storia professionale o familiare o altri cento particolari della sua vita, io apprezzo la persona e la conoscenza che ho di lui. 

E in base a questa conoscenza vi dico: votatelo. Non ve ne pentirete.

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