Il salone del libro di Torino

Al salone del libro di Torino fanno male i piedi. Il che fa entrare tutto orgogliosamente nel reame del sacrificio. Ma anche del Diomadonna Potevate Metterci Un Paio Di Seggiole. Ma pure di puff. Anche di sgabelli, piuttosto.
Al Salone c’era pure il Casu che doveva presentare il suo romanzo e secondo me facevano male i piedi pure a lui anche se non l’ha mai ammesso.
Al Salone abbiamo incontrato Lele, che diceva al Casu di non bere. Me, invece, mi guardava come a dire: e a te, mo’, che vuoi che ti dica ancora? Tanto, ormai…Ma magari era solo che non aveva pubblicato anche un romanzo mio, per cui non si preoccupava troppo.
Al Salone abbiamo incontrato anche Miki. Miki è matto come un cavallo a primavera. Non so in effetti cosa questo possa esattamente significare, ma secondo me rende benissimo l’idea.
Al Salone ho messo a posto la connessione ad internet di una casa editrice digitale, perché se vendi ebook non è bello che funzioni tutto tranne gli iPad e gli e-reader. Però questo ti può permettere di inventarti delle bestemmie molto creative e quindi comunque la creatività italiana vince (e poi dicono che il settore è in crisi).
Al salone del libro ho scoperto che le ragazze che lavorano nei baretti vengono rimproverate se ti danno delle porzioni di patatine troppo abbondanti.
In compenso al salone del libro gira un tizio che per vivere deve lavorare vestito da enorme pupazzone verde a forma di toro. E già così non deve essere granché felice, ma se si aggiunge che c’era il clima tipico della foresta pluviale nicaraguense, secondo me anche se il pupazzone verde sorride, l’uomo dentro al pupazzone ci odia tutti moltissimo. In particolare i bambini. In particolare i bambini sorridenti.
Al salone del libro c’era Davide Enia, che pare una trottola e se non vuoi perderlo di vista devi tenere gli occhi fissi su di lui mentre chiacchierate, ché se ti distrai un attimo sei fregato e chissà lui dov’è finito. In un secondo è a farsi intervistare da RadioDue, in due secondi allo Strega, in tre è già arrivato a Cuba. E mentre si muove e tu gli stai dietro, incrocia sempre qualche donna che gli urla: Daaaavideeee! Ma non fa a tempo a dirgli qualcosa che lui è gia a Benevento.
Al salone del libro sono riuscito a trovare Woland, il che ha del miracoloso perché lui ti dà indicazioni del tipo: “sono vicino ad un cestino della spazzatura, in un angolo”. E quando tu gli chiedi qualche particolare più significativo, aggiunge: “Sono con Diegodatorino”. Grazie a questo particolare ci siamo trovati subito.
Al salone del libro ho conosciuto mr.Potts che è la cosa più vicina ad un lord inglese che ascolti il doom metal. Se non riuscite ad immaginare nulla di così vicino, mi sento di dire che il problema è vostro.
Al salone del libro per avere gli inviti per la festa della Minimum Fax basta che tu vada allo stand e gli chieda: “Mi inviti?” – “Ok”. Al salone del libro per avere gli inviti per la festa della Fandango devi superare il doppio controllo di sicurezza, dimostrare che tu sei tu e non un altro, che nessuno dei tuoi parenti abbia in casa libri della bur e che effettivamente sia saltato in mente a loro di invitarti per primi e perché. Quando poi vai alla festa ci sono dei buttafuori che guardandoti trucemente ti chiedono: “È in lista?”- “Sì” – “Ah, ok, passi pure”. Secondo me c’è qualcosa che non quadra, ma tant’è.
Alla festa della Fandango incroci Baricco che vaga tristissimo solitario e ramingo con la faccia di uno che gli è morto il gatto. Ma magari gli è morta la Holden, che ne so. O magari è allegro così di suo.
In compenso incroci pure la De Gregorio e l’amore della tua vita le tira una gomitata per sbaglio e tu capisci che hai scelto dannatamente bene.
E poi sei lì con Suzukimaruti che ti spiega che devi smetterla di fare il milanese e che tanto tu ti troverai meglio a Torino per cui smetti di rompere le balle e trasferisciti. E la sua compagna ti spiega che lei abitava a 100 metri da casa tua a Milano e pure lei ora sta meglio a Torino per cui smetti di rompere le balle e trasferisciti.
E insomma al salone di Torino incontri anche Nervo che per farsi riconoscere fa la faccia dell’avatar e il Chetti e Lelena (ma tanto loro li incontri dappertutto e si sono pure rotti di incontrarti dovunque e secondo me la sera, prima di spegnere la luce dell’abat-jour, lei gli dice: “controlla che non ci sia Ubi in bagno, sai mai”). Al salone del libro invece non ho incontrato il Many e Grushenka, ma mi sa che è perché io ho sbagliato qualcosa e a un certo punto mi sono perso.
Al salone c’erano anche lo Zio bonino, Stark, Waxen, Marissa e tutti gli amichetti di Spinoza. E poi c’erano anche Serena Ghandi e la Sidgi e io le ho detto: “Auguri!”, poi ho pensato che magari poteva portare sfiga e allora ho detto: “Congratulazioni!”, poi ho pensato che pure quello non sembrava granché e allora l’ho guardata negli occhi mentre le stringevo la mano e ho detto con accento di sincerità: “Insomma…figata!”. Non credo che li incontrerò più.
In conclusione, al salone del libro mi sono divertito, ma la prossima volta ci vado con gli anfibi.

Il toro verde

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5 risposte a “Il salone del libro di Torino

  1. Anche a me piace il blog. Certo, rivedrei dei dettagli. Aggiornerei lo stile.
    Piomberei le leggerezze.
    Dice la crisi la crisi e siete tutti al Salone del libro a cazzeggiare.
    Cc

  2. al salone del libro ci sono quelli di telefono azzurro che gonfiano i palloncini con una pompetta miserrima e a nessuno viene in mente di dire vi regaliamo noi un bel gonfiatore ad elio. baricco ha un suo perchè e la holden campa in buona salute con noi che andiamo a scrivere e vorremmo essere carver. al salone del libro c’è sepulveda che parla italospanish e solo per questo vorrei scappare con lui. in effetti una con i fiocchetti alla minnie farebbe un figurone a Chiloè. il salone del libro sta ai tossici del libro come una bustina di cocaina ai tossici doc 🙂

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