E io penso a te, vecchio leghista, incarognito, che pensi che se ne debbano andare tutti via questi stranieri, questi negri, questa gente che ruba, che puzza, che vive alle tue spalle. Io penso a te e mi chiedo: e se domani, veramente, cominciassero ad andarsene via, tutti, tutti, dal primo all’ultimo, a partire dalla tua badante ucraina per passare poi alla filippina che fa le pulizie da te e a casa dei tuoi figli, che, loro, lavorano, non possono stare a casa a fare le pulizie, lavorano, loro, non come questi negri, che non fanno un cazzo dalla mattina alla sera. Ecco, se se ne andassero tutti, piano piano… Allora tu non riavrai il tuo paradiso mai esistito, avrai un paese vuoto, dove i cinesi che gestivano il bar sotto casa tua non ci saranno più e non ci saranno i tuoi nipoti, ché loro han studiato e han capito che schifo era il tuo paradiso che gli si prospettava e sono stati furbi, se ne sono andati. Oppure non hanno studiato, sono rimasti, a portare avanti l’attività di famiglia, ma di te non gli interessa nulla, perché gli hai insegnato bene: l’unica cosa importante sono i soldi, il lavoro ed i soldi, non gli affetti, non i vecchi rompicoglioni, il lavoro e i soldi e quello loro fanno, lavorano e fanno i soldi. Non hanno tempo per pensare a te. Ecco, io vorrei essere lì a vederti. A vedere la tua faccia, nel tuo ritrovato paradiso, in cui tutti sono come te, hanno il tuo viso, il tuo accento, la tua pelle e il tuo odore di vecchio. Io vorrei essere lì. Ma non ci sarò, perché con l’ultimo negro me ne sarò andato anche io.

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